Monday, February 8, 2010

    Un altro copia-incolla nell'uso delle lavagne interattive multimediali

    Negli anni 50 esisteva un televisore per paese, nei bar o nelle case ricche. Poi il televisore è diventato un elettrodomestico indispensabile.
    Qui in Trentino ci possiamo ben considerare una di quelle case ricche, visto che sono piovute sulle nostre scuole 600 LIM, una LIM ogni 13 docenti. Il problema è tutto qui: il successo e l'evoluzione di uno strumento sono determinati da quante più persone lo utilizzano spinte da un bisogno.
    Penso che solo un docente in grado di utilizzare (da solo) il computer, una tavoletta grafica e/o una mouse-pen per costruire a casa le proprie lezioni come se lavorasse su una LIM, ma soprattutto per studiare attraverso questi strumenti, possa avvertire il bisogno e quindi comprendere le modalità con cui rendere utile lo strumento nella propria didattica. Se il docente traspone modalità di apprendimento/insegnamento dal libro alla lavagna di ardesia, o dal libro al computer (magari su Word...), la LIM servirà solo ad un ennesimo copia-incolla dell'informazione.
    Per quanto ho potuto vedere nella mia esperienza di formatore, le migliori pratiche (perchè esistono) rimangono relegate in zone in cui operano insegnanti-missionari che ogni giorno lottano per convertire al digitale in primis i proprio colleghi, nelle aree BES e nelle scuole elementari.

    Ben 3 anni fa, che digitalmente corrispondono ad un'era geologica, consideravo, nelle discussioni con i miei colleghi, la LIM un tecnosauro, grosso, immobile, costoso. Poi, memore dell'insegnamento di mio nonno "An bon soldà ogni arma ghe fa!", ho cercato di trovarci il lato positivo, ma resto convinto che quando ti tiri in casa qualcosa di grosso, immobile e costoso, difficilmente te ne liberi...
    (D.P.)


      Friday, February 5, 2010

      L'insegnamento del fallimento - il rischio e l'innovazione

      Secondo Randy Komisar – partner della Kleiner Perkins Caufield & Byers e già amministratore delegato della Lucas Arts - ciò che distingue la Silicon Valley da altri luoghi non sono le iniziative di successo ma la capacità di saper gestire il fallimento.
      La Silicon Valley è la patria dell’Innovation Industry. In quell’area tutto ruota attorno all’innovazione e alla sperimentazione ed è lì che spesso ci si assume il rischio di progettare qualcosa che non è mai stato fatto prima.
      Se un’azienda iniziasse a sperimentare sapendo già di poter ottenere risultati positivi con un alto livello di certezza, allora le sue quotazioni potrebbero salire fino al 50%. In tal caso non ci sarebbe alcun bisogno della Silicon Valley. Le corporation sarebbero le uniche a poterlo fare e probabilmente lo farebbero anche bene. Nella realtà, il più delle volte sperimentare significa rischiare. Il motivo per cui le grandi aziende non agiscono come venture capitalist o, generalmente, non investono nella Silicon Valley, è perché non riescono a tollerare il livello di fallimento e la quota-rischio richieste per l’innovazione.
      Per Komisar il solo business model in grado di saper affrontare e allo stesso tempo investire nel fallimento, pur continuando ad essere redditizio, è il modello portfolio del venture capitalism. Questo modello è in grado quindi di generare grandi ritorni sugli investimenti che si rivelano vincenti ma, allo stesso tempo, un notevole ammontare di perdite come risultato di scelte sbagliate.
      Secondo Kosimar, quindi, la domanda da porsi è: come affrontare il fallimento e riuscire a gestirlo?
      L’imprenditore racconta che, viaggiando per il mondo, gli capita spesso di arrivare in aree che aspirano ad assomigliare alla ‘Silicon Valley”. In quei momenti si accorge che ciò che contraddistingue la vera Silicon Valley, ciò che la caratterizza in maniera originale, non è un’infrastruttura adeguata, elemento presente in tutte le zone ad alta innovazione, bensì una cultura del fallimento costruttivo. Le persone che operano nella Silicon Valley devono avere la capacità di tollerare il fallimento e di andare avanti sulla propria strada, riprovando più e più volte e facendo tesoro dell’esperienza negativa, trasformandola in un asset.
      In molte aree del mondo, compresa l’Europa occidentale, chi incappa in un fallimento viene considerato professionalmente finito. Per Komisar le culture imprenditoriali degli Stati Uniti e della Cina, invece, sono quelle che meglio sanno coniugare innovazione e fallimento. In particolar modo in Cina, molto più che in India, sono presenti degli imprenditori validi per quanto riguarda l’abilità nel gestire il rischio e il fallimento.
      La cultura del fallimento costruttivo, quindi, è ciò che meglio definisce la Silicon Valley. Lo stesso Komisar l’ha vissuta in prima persona, affrontando decine di fallimenti, alcuni anche molto importanti dal punto di vista finanziario.
      Col senno di poi, però, ripensando a quei grossi crack – come quello di GO – Komisar si è reso conto di come questi eventi abbiano rappresentato esperienze fondamentali per la formazione del suo carattere, fornendogli le capacità adatte per poter affrontare nuove e grandi sfide nel mondo del lavoro.
      In conclusione Komisar si auspica che tutti possano avere nella vita l’occasione di lavorare sia in un’azienda di grande successo sia in una che abbia conosciuto il fallimento, in quanto entrambe le esperienze sono motivo di apprendimento.
      http://www.workingcapital.telecomitalia.it/tag/randy-komisar/


        Monday, February 1, 2010

        Ma i Roman... ehm, APPLE cosa ci ha dato più dell'iPhone con iPad

        "Ma Apple... cosa ci ha dato!? Cosa ci ha dato con iPad che non avevamo con iPhone?"
        "Un nuovo mercato"
        "Sì, ma a parte il nuovo mercato..."
        "Un pungolo alla concorrenza?"
        "Sì, ok, ma a parte il nuovo mercato e il pungolo, cosa ci dà iPad in più dell'iPhone?"
        "Un display touch più grande""
        "Sì, ma a parte un nuovo mercato, il pungolo e il display, cosa ci dà?"
        "Internet e app guardabili senza mac o pc"
        "Sì, ma a parte un nuovo mercato, il pungolo, il display e internet guardabile... cosa ci dà più dell' iPhone?"
        "Una user experience tutta da scoprire...?"
        "Ma vaaa'!!!"
        :-)


          Friday, January 29, 2010

          AVETE SBAGLIATO SECOLO, RIPASSATE PIU' TARDI

          iPAD

          Il risveglio è stato brusco. Chi si attendeva la rivoluzione targata Apple è stato deluso. Deluso sotto due aspetti. In primis, Apple non pare abbia pensato in modo differente, creativo, ed ha proposto un prodotto che risulta non un'innovazione, ma una rinnovazione agamica (sic) partorita dalla costola iPod Touch. In secundis, Apple ha dimenticato i propri clienti entusiasti, quei pionieri disposti a pagare i prezzi di un prodotto nuovo (il 2% dei prodotti immessi sul mercato ogni anno), per dedicarsi a quella moltitudine di persone che ha, diciamolo, appena appoggiato la clava. E qui sta il bello: forse Apple ha ragione! I costi in R&D e produzione per quello che molti sognano (nanotecnologie in particolare) è immenso e il lancio sul mercato non sostenibile attualmente in termini di clientela pertinente. Se iPad sta ad un romanzo di Dan Brown come il sognato tablet (magari dotato di chemiorecettori degli inquinanti) sta a Wikipedia su carta (o ad un libro scientifico), Apple avrà spiazzato la concorrenza, educando ai propri prodotti consumatori che prima non c'erano, offrendo loro un oggetto che potranno utilizzare subito, dando a tutti la possibilità di vivere il 21° secolo facilmente. Per la rivoluzione non siamo pronti, non ancora.

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            Thursday, September 11, 2008

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              Friday, August 29, 2008

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                Wednesday, August 27, 2008

                Mindscape - paesaggi mentali per lo sviluppo della creatività