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" Se vuoi un anno di prosperità

fai crescere il grano.

Se vuoi dieci anni di prosperità

fai crescere gli alberi.

Se vuoi cento anni di prosperità

fai crescere le persone."

                                               (Proverbio cinese)

Siamo al centro di un passaggio epocale, dove le opportunità sono straordinariamente dense ma al contempo esiste un divario molto grande tra ciò che è possibile e ciò che è culturalmente acquisito.

Con le nuove tecnologie l'orizzonte delle possibilità si è allargato quanto mai prima, ma  il limite continua ad essere costituito dalle nostre mentalità, abitudini, sistemi di significato.

Per rendere in massima sintesi il salto socio-economico e tecnologico in cui ci troviamo, è utile focalizzarsi sull'evoluzione dei paradigmi strategici, ovvero delle idee di fondo che strutturano un intero ambiente (spazio) e la sua storia (tempo).

 

1. Era industriale 

Negli anni dai '50 fino ai '70 del secondo dopoguerra si è realizzato l'apogeo del paradigma della produzione, in cui al centro del sistema vi è il prodotto.

Gli assett strategici erano rappresentati dalla proprietà dei mezzi di produzione e dai capitali.

Il pensiero organizzativo ruotava ancora attorno al taylorismo,  in cui le parole d'ordine sono: ingegnerizzazione, standardizzazione, specializzazione, parcellizzazione; in cui i clienti sono rappresentati come un mercato indistinto e omogeneo, un bacino di vendita, dei terminali passivi. Il pensare e il fare sono separati e consecutivi.

Applicato ai servizi, questo paradigma dà ad esempio vita alla cosiddetta mcDonaldizzazione.

Il modello di manager è l'ingegnere.

 

2. Era dei servizi

Negli anni '80 e '90 si assiste ad un primo potente spostamento del paradigma dal prodotto alla relazione tra produttore e consumatore: è l'epoca dell'ascesa del marketing, della priorità gerarchica degli uffici commerciali sui reparti di produzione.

“Il cliente al centro” è la parola d'ordine.

Gli assett strategici sono posizionati sulla rete vendita.

Il pensiero organizzativo tesse le lodi del service-manager, ovvero di chi punta sulla customer-satisfaction, si preoccupa della fidelizzazione dei clienti, sa che il flusso fondamentale di valore va dall'esterno all'interno, guarda non al bacino di mercato ma al cliente come fonte.

Il leader è il comunicatore, colui che sa creare followers attorno alla sua vision. 

 

3. Era della partecipazione

Dagli anni 2000 lo scenario socio-economico ha subito condizionamenti profondissimi a causa principalmente della diffusione delle ICT. Il paradigma strategico, che riconfigura le modalità di creare e organizzare valore è quello della wikinomics, ovvero di una economia partecipativa, all'insegna dei concetti di co-designing e co-production.

Gli assett strategici si concentrano sul capitale umano e si assiste a una dematerializzazione del valore. Dalla centralità del prodotto si era passati a quella del processo e della relazione: oggi al centro è il progetto. Dal corpo, al movimento, alla mente.

Il pensiero organizzativo guarda con interesse ai contesti orizzontali e al cosiddetto peering. 

Al centro sta la Rete Vivente - web 2.0 - un nuovo ecosistema che riempie di pratiche e significati inediti i concetti di socialità, collaborazione, competenza. Il palcoscenico è il mondo globale.

I leaders saranno i creativi, coloro che siano capaci di trovare soluzioni innovative condivise a problemi vecchi e nuovi, pensando e progettando secondo approcci e logiche di svolta. 

 

Ecco perché il motto di oggi deve essere l’inglese dare to be creative, you may have no choice,

ecco perché esiste Mindscape.

 

 

 

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